di Paola Pierotti fonte: http://www.ppan.it/stories/cobaty/

Nel 2050 un miliardo e cinquecento milioni di persone vivranno in città con più di un milione di abitanti, e 360 milioni di persone vivranno in megalopoli di oltre dieci milioni. Il futuro dell’umanità è determinato dalla capacità delle città di adattarsi a questa trasformazione fondamentale e irreversibile della organizzazione territoriale della vita sul nostro pianeta. Parte da qui la riflessione dell’associazione internazionale per le Costruzioni, l’Urbanistica e l’Ambiente,Cobaty che organizza a Milano un convegno dedicato ai Nuovi modelli urbani, un ruolo chiave nell’economia del futuro (6 marzo 2015, sede Assimpredil, Via San Maurilio 21, Milano).

“Guardiamo al mix di nuovi interventi di Milano, dal Portello a Citylife a Porta Nuova, all’area Expo. E chiediamoci quale vocazione ha Milano, che futuro stiamo costruendo”.Giovanni Bottini, Presidente Cobaty Italia invita esponenti della politica, delle istituzioni e delle associazioni di settore a riflettere sulla programamzione e progettazione delle città. “Perché dovrei andare a Milano? Per vivere, lavorare, per turismo? Qual è il vantaggio di questa città rispetto alle altre? Non ci sono precise linee di sviluppo, le città italiane oggi non si disegnano più – dice Bottini – e inevitabilmente si concretizzano in qualcosa che non si sa cosa sia. Le città mancano di programmazione e progettualità con un orizzonte temporale di 20-30 anni come fanno le altre città internazionali”. I modelli sono il Grand Paris promosso dal presidente Sarkozy o l’IBA Emsher Park nella Ruhr. “Non dobbiamo procedere per modelli ma per metodi, applicabili in qualsiasi territorio. Il tema si fa urgente: non possiamo restare a guardare, servono anni per realizzare edifici e pezzi di città, non può bastare l’orizzonte temporale di fine mandato di un sindaco”.

Il ruolo dei costruttori? “Il mondo degli investitori è fermo al 2008, non si può immaginare di ripartire da lì. L’Unione Europea – dice Bottini – è il luogo dove si preparano le regole di domani e o si collabora attivamente alla loro scrittura o si subiscono. Chi parteciperà al convegno (compresi i rappresentanti della Commissione Europea e del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) verrà per portare la propria esperienza ma anche per ascoltare, per riportare a Bruxelles un modus operandi, un atteggiamento, dei bisogni, delle soluzioni possibili. Se anche l’Italia non propone un suo messaggio, Francia e Germania continueranno a decidere come vivere e a definire le linee per l’urbanistica del futuro”.

Siamo nell’era della concorrenza tra le città, che sono diventate luoghi legati alla produttività. “Soggetti politici, mondo produttivo, proprietari immobiliari, player finanziari non devono solo confrontarsi con l’aumento della popolazione, ma anche con il rapido cambiamento delle forze sociali, economiche, demografiche e tecnologiche: il rinnovamento deve adattarsi alla realtà attuale – dicono gli organizzatori del convegno – e al contempo anticipare il futuro affrontando il governo del territorio insieme a tutte le dinamiche che stanno alla base dell’evoluzione del tessuto urbano”.

Nell’era delle città globali, la scommessa da vincere è quella di una rigenerazione urbana sostenibile, grande sfida del mondo contemporaneo, che genera innovazione attraverso un approccio integrato e una smart policy che permetta il più ampio coinvolgimento della società civile, partecipe della costruzione del suo futuro attraverso nuovi stili di vita. Per adeguare il contenitore al contenuto un rinnovamento è indispensabile: parole chiave degli ecosistemi urbani del futuro saranno quindi agilità e flessibilità, accessibilità, ma anche un’adeguata legislazione e pianificazione di risorse economiche e finanziarie.

La città diventa dunque il luogo delle grandi opportunità di sviluppo culturali e sociali, ma anche economiche, e non solo il luogo dei grandi problemi della contemporaneità.

Il ruolo dei progettisti? “Importante perché il costruito nasce da un disegno. Tra i progettisti deve rimanere però chi – aggiunge Bottini, che è anche ad di Systematica – sa mantenere un occhio generale sul progetto e non è forte solo nella specializzazione. Bisogna investire sull’interprofessionalità per scongiurare l’impermeabilità tra vari settori”.

Il programma e la locandina dell’evento

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